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Diritto annuale - Attenzione alle truffe
Nonostante le sanzioni dell’Autorità Garante della Concorrenza e
del Mercato (AGCM), alcuni soggetti continuano a inviare falsi
bollettini di pagamento o altre richieste con lo scopo di provare
a ingannare gli imprenditori.
Bollettini ingannevoli e richieste
di pagamento con bonifico
In occasione della scadenza per il versamento del diritto
annuale, ma talvolta anche in altri periodi dell'anno, possono
arrivare alle imprese delle richieste di pagamento che sembrano
provenire dalla Camera di commercio, ma in realtà sono
predisposte da altri soggetti.
Come si paga il diritto annuale?
Il diritto annuale non si paga tramite bollettino
postale né bonifico bancario ma solo con modello F24
oppure online con PagoPA sul sito dirittoannuale.camcom.it
e impresa.italia.it,
oppure con modulo pagoPA (modalità sperimentale 2026 per alcuni
tipi di imprese) . Per altre informazioni puoi consultare la
pagina Come
pagare il diritto annuale.
Non sono quindi versamenti obbligatori, ma solo
delle quote di iscrizioni in elenchi, annuari economici, vetrine
promozionali online e così via. Bisogna prestare particolare attenzione:
di seguito sono elencati gli stratagemmi più comuni.
Gli invii sono spesso mirati a chi
potenzialmente è più inesperto e quindi ha più probabilità di
effettuare il versamento non richiesto. Due esempi potrebbero
essere le imprese di nuova iscrizione e le persone fisiche di
nazionalità estera.
Il nome del mittente è studiato in modo da sembrare
quello dell'Ente camerale: potrebbe trattarsi di
"Registro Telematico delle Imprese", "Elenco
ditte commercio industria artigianato e agricoltura" e così
via. A volte vengono pure aggiunti loghi o grafica
simili a quelli delle Camere di commercio.
I dati dell'impresa che riceve questi invii
sono tutti esatti e aggiornati, compreso il
numero REA. Questo perché il Registro Imprese per legge è
pubblico, e chiunque può acquistare un elenco di aziende con lo
scopo di espandere la propria clientela. Quello che non è
possibile prevedere è l'utilizzo disonesto che alcuni soggetti
possono fare di tali dati.
Alcune parole potrebbero essere presenti
nella comunicazione per generare ulteriore timore e confusione:
si potrebbe parlare di "obblighi di legge", di
"sanzioni in caso di mancato pagamento delle imposte"
e così via. E molto spesso è presente una scadenza
per il pagamento.
Alcuni segnali di riconoscimento possono
permettere di individuare queste richieste ingannevoli.
È molto probabile che da qualche parte, nella lettera, si
parli di contratto o di condizioni
generali di contratto. Questo perché è un rapporto fra
privati: con l'aggiunta di queste parole, gli autori di questi
invii credono di "mettersi in regola" e di evitare le
sanzioni dell'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato.
A volte è anche elencato un importo aggiuntivo a titolo di IVA,
altra cosa che deve ulteriormente insospettire.
È richiesto un versamento con un bollettino di conto
corrente postale premarcato, o un bonifico
su un IBAN indicato nella lettera. Sono entrambe
modalità di pagamento superate per i versamenti alla Pubblica
Amministrazione (che oggi avvengono tipicamente con
F24 oppure pagoPA).
L'importo da pagare è piuttosto elevato, anche 200 o
300 euro. Soltanto una società con oltre un milione di
euro di fatturato arriverebbe a pagare una somma simile per il
diritto annuale: gli importi del tributo, specialmente per
un'impresa individuale senza unità locali, sono molto più bassi.
Dove posso trovare degli esempi di questi bollettini?
Puoi scaricare il documento PDF anti-inganni "Io non ci
casco!" predisposto dall’Autorità Garante della Concorrenza
e del Mercato (AGCM).
Moduli da compilare, firmare e
restituire
Anche se molto più rare rispetto a quelle dei bollettini,
esistono anche le lettere – cartacee o telematiche – contenenti moduli
con dei dati dell'impresa da confermare o correggere,
firmare e restituire. Si tratta in realtà di un contratto
con un soggetto privato, spesso molto oneroso per chi lo
sottoscrive.
Alcuni segnali di riconoscimento:
la lettera sembra provenire da un Ente pubblico;
i dati dell'impresa sono corretti, ma stavolta "ad
arte" qualche dato potrebbe mancare o essere errato proprio
per indurre a correggerlo e a rispedire il modulo;
le "condizioni generali di contratto" sono ben
nascoste e scritte con carattere microscopico.
False telefonate per rimborsi
Sono stati segnalati all'Ufficio Diritto Annuale casi di
telefonate alle imprese da parte di soggetti che si
qualificano come impiegati della Camera di commercio,
affermando che "è stato pagato un importo eccedente per il
diritto annuale" e che di conseguenza è necessario fornire
le coordinate bancarie per effettuare il
rimborso.
Spesso queste persone cercano di essere più
"credibili" perché mostrano di essere a conoscenza dei
dati dell'impresa (indirizzo, attività, nomi degli
amministratori, ecc.) presi dal Registro delle Imprese, che per
legge è pubblico.
Il diritto annuale pagato in eccedenza è di regola recuperato
tramite la compensazione sul modello F24 mentre i rimborsi, in
genere riservati a casi particolari (per esempio, imprese
cessate), prevedono che l'IBAN sia comunicato sugli appositi
moduli.
Altri tipi di comunicazioni
ingannevoli
I bollettini contraffatti potrebbero contenere altre richieste
di pagamento diverse dal diritto annuale, ad esempio la tassa per
il rinnovo di brevetti e marchi, o altri versamenti dovuti a Enti
pubblici.
Sono stati segnalati anche invii di false PEC o
email ordinarie che nascondono la vera identità del mittente. Si
ricorda inoltre, per tutti gli invii elettronici, a fare la
massima attenzione alla possibile presenza di virus
o di link che richiedono di inserire dati personali o
password per l'accesso ad altri servizi.
Hai ricevuto una comunicazione dubbia?
Che si tratti di posta elettronica o lettera cartacea,
l'Ufficio Diritto Annuale è a disposizione per aiutarti a
distinguere gli invii autentici da quelli contraffatti. Puoi
telefonare o inviare una mail ai contatti indicati in fondo a
questa pagina.
Anche se sei sicuro che si tratta di un bollettino falso, è
bene comunque segnalare il fatto alla Camera di commercio.
Sanzioni dell'AGCM
Chi riceve una lettera con vari stratagemmi tali da farla
sembrare emessa da un Ente pubblico, ma che contiene in realtà
richieste di pagamenti a favore di privati, può segnalarla all'Autorità
Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) che ha
già emesso vari provvedimenti sanzionatori nei
confronti dei mittenti di questi invii.
Per chi fosse caduto nell'inganno, tali provvedimenti
potrebbero essere la base per tentare l'azione legale per
ottenere il rimborso delle somme versate o il risarcimento del
danno.
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Sono arrivate alle imprese delle richieste di pagamento
pre-compilate che, con diciture ingannevoli, fanno credere di
provenire dalla CCIAA di Pistoia-Prato.